La grande trasformazione del XXI secolo sfida gli umani a interpretarla. Ma gli strumenti per farlo attraversano a loro volta profondi cambiamenti. I sistemi che garantiscono la formazione e l’informazione sono stati sottoposti a sollecitazioni di rara potenza. Mentre la quantità di messaggi si è moltiplicata a dismisura, il loro valore per la qualità della conoscenza non è cresciuto allo stesso modo. Una nuova stagione di innovazioni potrebbe emergere: innovazioni che possano rispondere al disorientamento culturale che sembra caratterizzare molti aspetti della società contemporanea e possa generare opportunità di miglioramento per le comunità che hanno bisogno di sapere come stanno le cose in modo decentemente documentato e civicamente motivato.

Le università si sono date la missione della ricerca, della trasmissione e della valorizzazione civica della conoscenza. In effetti, sono i luoghi della conoscenza per antonomasia. Hanno in generale dimostrato di sapersi adeguare alle mutate condizioni della società da molti punti di vista. Ma probabilmente dovranno attraversare cambiamenti ancora più complessi. E tra gli altri dovranno domandarsi quali sono i loro compiti dal punto di vista dell’informazione. Del resto, possono continuare a svolgere bene il loro compito senza tenere conto di come sta cambiando l’accesso all’informazione nella società? Possono restare credibili in un contesto che sembra in difficoltà nel reperire informazioni di valore sulla contemporaneità?

Le università sono i luoghi nei quali cittadini, docenti, studenti, lavoratori, imprese, imparano, scoprono, insegnano e sviluppano, appunto, la conoscenza, la principale ricchezza della nostra epoca dal punto di vista economico, sociale, civico. Le dinamiche del contesto impongono però una riflessione. Nell’ecosistema mediatico contemporaneo, nel quale la monocoltura dei social media digitali occupa spazi sempre più vasti, si dedica pochissima attenzione alla manutenzione di quella conoscenza.

La manutenzione della formazione è l’informazione. La produzione e la circolazione di informazione, di fatto, sono essenziali per connettere il patrimonio delle conoscenze all’attualità quotidiana, verificare e coltivare la qualità della conoscenza. Ma nell’epoca dei social e degli algoritmi di raccomandazione, l’informazione sta diventando indistinguibile dalla disinformazione, dalla chiacchiera, dalla banalità. Gli italiani intervistati dal CENSIS chiedono in larghissima maggioranza una grande alleanza per l’informazione civica di qualità.

C’è da domandarsi, con coraggio, che cosa fanno le università per rispondere a questa domanda sociale sempre più chiara e netta.

Il contributo fondamentale dell’alleanza desiderata dagli italiani verrà dalle istituzioni che identitariamente hanno il compito di creare, trasmettere e rendere fruibile la conoscenza di qualità. Le università sono parte integrante di questo insieme di istituzioni. E con la loro strutturale intergenerazionalità, giocano un ruolo trainante nella coltivazione del senso critico necessario a rifondare il sistema dell’informazione, valorizzando nel contempo anche il patrimonio di conoscenze che non cessano di sviluppare.

Le università che comprenderanno questo nuovo compito assumeranno una leadership tale che il loro esempio potrà trascinare nell’impresa di rifondare l’informazione anche altre istituzioni: musei, biblioteche, archivi, fondazioni e, persino, giornali.

Le università fanno giustamente comunicazione del loro servizio per attirare studenti e imprese a collaborare. Ma nel contesto attuale rischiano che la formazione che offrono venga sottovalutata se non operano anche a favore della capacità della società di riconoscerne il valore, cioè se non collaborano alla qualità dell’informazione. La terza missiore è anche questo. Istituzioni culturalmente sane prosperano solo se coltivano la qualità del loro contesto. La crisi dell’informazione è un rischio sistemico che va limitato. Il contributo delle università non sarà da questo punto di vista quello di sostituirsi ad altre istituzioni dell’informazione, ma quello di inventare nuovi modi per rispondere alla domanda di informazione. Il bisogno è chiaro, l’innovazione è possibile, la direzione è evidente, il vantaggio per tutti è dimostrabile: l’impegno è necessario.

Luca De Biase
Luca De Biase

Luca De Biase, giornalista, scrittore, docente.